Con quali parole rappresentare l’infermiere e cosa rischiamo di perdere senza l’infermieristica?

Ecco la campagna FNOPI per il 12 Maggio 2022, tre immagini che lanciano un monito:
senza infermieri non c’è salute.

 

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Una riflessione di Marina Bottacin, Presidente dell’Ordine degli Infermieri di Venezia

 

Oggi si celebra la Giornata Internazionale dell’infermiere: “C’è poco da festeggiare” mi son sentita ripetere più volte in questi giorni, come non comprendere! È un momento impegnativo e complesso per tutti, la stanchezza e lo sconforto potrebbero avere il sopravvento, cosi pure la sfiducia nelle istituzioni come il proprio ordine professionale.

Quest’ultimo è stato percepito in questi mesi come un qualsiasi organo amministrativo esecutore di sanzioni, non più il luogo di discussione e di confronto quindi, che tanto abbiamo auspicato divenisse. Ma gli infermieri sono resilienti, lo sappiamo, lo hanno dimostrato abbondantemente durante la crisi pandemica, e vogliono pertanto cogliere l’altra faccia della crisi: “l’opportunità di un riposizionamento verso l’alto della professione infermieristica nel sistema sanità”.

Mantenere l’attuale posizione nel sistema? O attivare un cambio di paradigma? Questo il bivio a cui si trova davanti la professione infermieristica in questo momento.

Il mantenimento dell’attuale sistema senz’altro ci da maggiore certezza e stabilità, con un mantenimento della cosidetta “comfort zone”, ma ha molti punti di caduta e debolezza, lo abbiamo visto in questi anni: appiattimento professionale (infermiere unico, siamo tutti uguali, solo il coordinatore ha un riconoscimento giuridico), scarso sviluppo professionale, scarsa attrattività

Un cambio di paradigma comporterebbe di certo un abbandono della comfort zone, ma anche una diversificazione della professione (quanti hanno master, lauree magistrali, dottorati, che non sono riconosciuti!) che ci condurrebbe a maggior sapere infermieristico più stratificato e diversificato con una ricostruzione della filiera assistenziale dove l’infermiere ha il governo dell’intero processo. Identificarsi nel singolo atto non è Identità Professionale. L’infermiere unico che fa tutto non funziona più, è stata una decisione che aveva i suoi motivi in quegli anni che è stata presa, oggi l’infermiere deve “cedere” alcune attività tecniche-prestazionali ad altre figure se vuole espletare ciò che il profilo gli detta da quasi trent’anni e se vogliamo affermarci come professione intellettuale che la legge ci riconosce. Stare fermi in vecchi modelli e gerarchie obsolete non solo non è conveniente, in quanto qualche altro lo farebbe per noi e senza di noi, ma sarebbe l’errore più grande che possiamo fare, perché significherebbe rinunciare alla crescita della nostra professione.

 

Già oggi 12 maggio 2022 deve partire il vero cambio di paradigma, questo, secondo me è il miglior augurio che possiamo farci. Buon 12 maggio a tutte le infermiere e a tutti gli infermieri!